Una mobilità diversa è possibile

Il finanziamento dei progetti per il prolungamento del parco lineare Vaticano-Monte Mario verso Giustiniana e dei miglioramenti del raccordo con il ponte di valle aurelia sono una grande notizia.

Come il parco lineare già esistente e il ponte recentemente inaugurato sono frutto di anni di battaglie del territorio, proposte e iniziative a tutti i livelli, fino alla Commissione Europea (progetto Turas 2015).

Eppure, sotto gli articoli che annunciano il finanziamento da parte della Giunta Gualtieri, su proposta dell’Assessore Patanè e con il sostegno del Presidente del Municipio Della Porta, sui social fioccano critiche, insulti e scherni di ogni tipo, come quelli in foto.

Basta ciclabili, usate i soldi per le strade e marciapiedi, la prossima opera deserta, ecc ecc.

Non sembra avere molto senso.

Il parco lineare come i suoi prolungamenti presenti e futuri sono una vera e propria linea verde, completamente diversa dalla viabilità ordinaria, che in molti tratti corre parallela alla ferrovia. Come direbbero quelli bravi, la vera mobilità alternativa e multimodale e soprattutto più veloce e competitiva di quella tradizionale, e per questo frequentatissima e amata dai residenti e avventori.

Insomma qualcosa di molto diverso dalle linee tracciare per terra sulle stesse strade ingolfate da macchine e scooter, tagliando parcheggi e con automobilisti, pedoni e ciclisti in condizioni di sicurezza per lo meno precarie, che abbiamo visto a bizzeffe sotto la Raggi e qualcuna anche successivamente, spesso fatte da qualche funzionario con il righello poco incline alla critica e alla discussione.

Questo mi da pensare che, al netto di troll, bot e antigualtierani ideologici, tra quei commenti ci siano anche cittadini effettivamente esasperati da interventi opinabili magari davanti casa o a lavoro, e che non riescono a cogliere le differenze e si esprimono come possono (o credono).

Quindi, invece di fare la morale e basta che ci viene così bene a sinistra, forse una riflessione in più, anche autocritica si può fare.

Sempre in quel quadrante, ad esempio, insiste un intervenro, voluto fortemente dalla Raggi, che è il tratto di ciclabile sulla Pineta Sacchetti che non ho timore a definire un intervento folle e tossico sia per la ciclabilità che per il traffico ordinario.

Un percorso al centro (si al centro) di uno dei passanti più trafficati di Roma, a ridosso dell’ospeldale privato più grande della città (Gemelli) che ha ridotto, proprio in prossimità dell’accesso delle ambulanze, le corsie da due a una. Secondo i funzionari con il righello, i ciclisti dovrebbero passare in mezzo a una giungla di automobilisti imbottigliati, protetti da dei miseri bandoni di gomma e in condizioni ambientali e di sicurezza a dir poco opinabili.

Il tratto, realizzato nonostante i pareri negativi, ha fatto così tanti danni alla mobilità ordinaria che il Gemelli sta tentando di aprire un nuovo accesso per le ambulanze dall’altro lato del comprensorio.

Fu oggetto di gravissime proteste, io insieme ai consiglieri dell’allora opposizione praticamente ci incatenammo al cantiere, nel programma del territorio che poi ha eletto l’attuale amministrazione c’era la sua rimozione e rimodulazione immediata, gli attuali consiglieri municipali hanno votato plurimi atti in questo senso eppure, niente.

La ciclabile, denominata “funesta” da una pagina satirica dedicata, é sempre lì perché secondo il dipartimento non sarebbe modificabile.

Forse davanti a questi paradossi, dovremmo dirci con franchezza che progettare nuovi e avvincenti interventi per cambiare questa città é tanto importante quanto correggere gli errori del passato e a volte anche del presente, cercando sempre un senso a tutto, senza arrendersi alla burocrazia o a volte pensando che si possa parlare delle cose belle mentre il resto si può mettere sotto il tappeto.

E l’idea dovrebbe essere che la mobilità alternativa, come dice il nome, non dovrebbe sovrapporsi a quella ordinaria salvo quando proprio inevitabile e i raccordi dovrebbero essere non paralleli ma migliori e più competitivi, anche se può far fare più fatica al progettista o responsabile di turno. Una questione ampiamente discussa anche nei progetti di mobilità generale (PUMS o più nello specifico GRAB) su cui bisognerebbe mantenere il punto con ogni mezzo possibile.

Questo non fermerà forse le critiche (alcune belle lezioni di storia recente della città di Walter Tocci raccontano ad esempio l’opposizione feroce che fu fatta anche ai primi progetti del parco lineare in sè), ma ci aiuterà a costruire una visione più forte e coerente della città e magari ci darà la possibilità di parlare a una fetta più grande di cittadini, convincendoli non solo o non tanto a sostenere il lavoro del centrosinistra romano (che ad ogni modo non guasterebbe) ma a credere, cosa più unica che rara a Roma, che un’altra città é possibile, con intelligenza, attenzione e visione.